Il Lionismo Italiano

Nascita ed Evoluzione

Il Lionismo italiano ha ufficialmente una data di nascita: il 5 marzo 1951, giorno di costituzione del Club di Milano, oggi Milano Host, il primo sorto in Italia per iniziativa e merito di Oscar K. HAUSMANN. Ma in effetti la sua nascita, quanto meno allo stato embrionale, risale ad alcuni mesi prima ed è stata determinata dal caso, come spesso accade per gli avvenimenti più significativi.

E’ stato il caso infatti a far incontrare un giorno, per motivi di lavoro, il nostro HAUSMANN con uno svedese di nome HARSAGEN, ed è stato soprattutto il caso che ha spinto HAUSMANN a chiedergli spiegazione di un distintivo azzurro e oro con una “L” al centro che il suo interlocutore portava all’occhiello. Avendo appreso, così, che era il simbolo di un’associazione internazionale basata sulla solidarietà umana, sull’amicizia disinteressata e sulla reciproca comprensione, della quale ancora non vi erano propaggini in Italia, HAUSMANN, che desiderava farne parte, non aveva altro mezzo che adoperarsi per costituire in Italia il primo Club che, come s’è detto, è sorto a Milano. Ad esso sono seguiti poi, in ordine sparso e senza una precisa pianificazione, quelli di Napoli, Torino, Firenze, Bergamo, Pescara, Como e Parma.

Nel 1954 i Club italiani sono già 19, nel 1957 raggiungono il numero di 102. Oggi secondo gli ultimi rilevamenti statistici i Lions Club italiani sono oltre mille e trecento ed il numero tende ad aumentare, anche se i Distretti che li riuniscono non riescono più a contenerli. Questi dati schematici sulla introduzione e sullo sviluppo del Lionismo in Italia consentono alcune considerazioni iniziali. La prima è che, quanto meno sino alla fine degli anni ’40, l’Associazione dei Lions Clubs, pur definendosi internazionale, non si era prefissa programmaticamente una sua estensione nei vari continenti. V’erano, è vero, alcuni Club, oltre che nel Canada, nel Centro e nel Sud America. Ma nessun Club era stato costituito in Europa ove il Lionismo approda soltanto nel 1948 in Svezia; nessuno in Oriente, in Africa ed in Australia. Quando se ne presentava l’occasione, la Sede Centrale non ostacolava la costituzione del Club in una nuova nazione; ma almeno allora, non faceva nulla per provocarla o per incentivarla quasi temesse inconsciamente che una vera diffusione internazionale avrebbe finito per alterare la vera fisionomia americana dell’Associazione che resisteva da vari decenni, e che aveva dato i suoi frutti anche se di proporzioni limitate.

La seconda considerazione è che, pur in queste condizioni di scarsa incentivazione, il Lionismo, là dove è stato trapiantato, ha avuto un immediato sviluppo. V’era, a favorirlo, la spinta alla solidarietà umana ed al superamento di ogni incomprensione, che specie in Italia, negli anni ancora caldi dell’immediato dopoguerra, non poteva non raccogliere notevoli consensi. V’era, anche, la formula delle periodiche riunioni conviviali che rappresentava una occasione di incontri intellettuali, ma soprattutto a carattere mondano, che soddisfaceva desideri a lungo repressi dalle vicende belliche e dalle difficoltà che ne erano seguite. V’era, infine, la possibilità di creare nuovi legami di amicizia da una città all’altra, da una nazione all’altra e perché no? anche al di là degli oceani. Al Lionismo, in Italia, aderiscono sin dagli inizi, personalità di rilievo delle professioni, delle arti, della industria e del commercio, ma anche uomini politici di primo piano convinti di ricevere qualificazione dall’appartenenza a questo particolare sodalizio, più che conferirla con la loro adesione. Man mano che i Club aumentano, sorgono i problemi di carattere organizzativo.

Nel settembre del 1953 i rappresentanti dei sei Club allora esistenti si riuniscono a Firenze per dar vita al Distretto italiano al quale la Sede Centrale attribuisce il numero 108, e per eleggere il primo Governatore, l’Avv. Mario BONESCHI di Milano. Sei anni dopo, nel 1959 a Rapallo, nel corso del VII Congresso Nazionale, non senza difficoltà e contrasti, al Distretto unico si sostituisce il Multidistretto composto da cinque distretti, a ciascuno dei quali viene attribuito oltre al comune numero 108, una delle lettere della parola ITALY. Da allora il numero dei Club è notevolmente aumentato ed attualmente supera quello di 1.100, con la conseguenza che, mediante la progressiva divisione dei distretti originari, attualmente vi sono diciassette distretti italiani, che riuniscono oltre 46.500 soci. Assai rilevanti e significative sono state anche le trasformazioni di natura concettuale ed operativa che hanno segnato l’evoluzione del Lionismo italiano.

Alla fase iniziale a carattere prevalentemente mondano o culturale ed a quella successiva improntata, un po’ dovunque, alla attuazione di finalità assistenziali, segue una terza fase nella quale i Lions italiani scoprono l’essenza degli scopi statutari, dettati da Melvin JONES nel lontano 1917 ma in pratica rimasti sempre nel dimenticatoio anche e soprattutto negli Stati Uniti, ove il Lionismo è sempre stato attuato con la cura prioritaria, ed in fondo esclusiva, sino a pochi anni or sono, dei problemi dei “non vedenti”. Senza nulla togliere alla validità di queste iniziative che hanno creato opere ospedaliere di proporzioni monumentali, ci si accorge in Italia che le sei proposizioni degli scopi statutari del lionismo prevedono obiettivi più vasti e più variati, che vanno dalla partecipazione attiva alla vita sociale alla salvaguardia, sempre ed in ogni occasione, dell’interesse generale in contrapposizione con lo spirito di parte: dalla formazione dei buoni cittadini e dei buoni governanti alla comprensione interna ed internazionale. Le tappe fondamentali di questo processo evolutivo comunemente indicato come “nuovo corso del Lionismo italiano” sono rappresentate, oltre che da talune felici intuizioni individuali contenute in singoli interventi congressuali ed in articoli pubblicati dalla rivista “The Lion”, dalla significativa scelta del tema congressuale per l’anno 1969/70 (“I Lions nella società italiana di oggi: spirito e azione”); dalla mozione conclusiva approvata al Congresso di Sorrento del 1970 con la quale veniva affermata la “necessità dell’inserimento cosciente e responsabile dei Lions nella vita pubblica allo scopo di portare il loro valido e costruttivo contributo, anche se allo stato promozionale, per la risoluzione di ogni problema attinente alla vita del Paese”; dal “Manifesto alla Nazione” del 1975; dai vari temi congressuali che hanno affrontato annualmente, e il più delle volte con priorità di intuizione, i più significativi argomenti e problemi della vita sociale; dagli innumerevoli convegni di studio e dalle tavole rotonde, a carattere nazionale o distrettuale, che si sono succeduti nel corso degli anni; dall’approfondimento esegetico delle varie proposizioni dei nostri scopi statutari, considerate singolarmente e nel loro complesso, che ha consentito e ci consente, ormai, di parlare al riguardo di una vera e propria ideologia del Lionismo. Si tratta di concetti accettati adesso senza riserve in tutti i Distretti italiani, ed ormai anche nella maggior parte dei Multidistretti e Distretti europei. Ma, sotto certi aspetti, essi cominciano a germogliare anche nel lionismo nordamericano ove, negli ultimi anni, siamo virtualmente riusciti ad esportare talune nostre iniziative – quale quella contro la diffusione della droga e per il recupero dei drogati; o quella per la difesa dell’ambiente – che si sono aggiunte a quelle tradizionali in favore dei non vedenti, e che ci vengono ora ritrasmesse come proposte di “service” internazionali.

Tra le molte iniziative di solidarietà dei Lions italiani vanno particolarmente ricordate quelle di carattere permanente rappresentate dalla Scuola cani guida di Limbiate (MI), dal Libro Parlato di Verbania, dal Centro di rieducazione equestre Capitolium (C.R.E.C.) di Roma per l’ippoterapia, dalla Banca degli Occhi di Genova, dalla Casa asilo di Cagliari per malati oncologici e loro familiari. Nel corso degli anni sette esponenti del Lionismo italiano hanno avuto il privilegio di essere chiamati a far parte del Consiglio di Amministrazione Internazionale, ed uno di essi, il Prof. Giuseppe GRIMALDI, ne è stato Presidente nell’anno 1994/95. Il Lionismo italiano ha avuto modo altresì di ospitare varie volte il Forum europeo, grande assise dei Lions di tutta l’Europa. Ciò è avvenuto nel 1958 a Venezia, nel 1964 a Firenze, nel 1972 a Taormina, nel 1983 ancora a Venezia, nel 1992 a Genova, e si ripeterà a Firenze nel prossimo ottobre 2000. Inoltre gestisce da vari anni la rappresentanza del Lions Clubs International presso la F.A.O. che ha sede a Roma. Tutto ciò è più che sufficiente per concludere – nonostante quelle insoddisfazioni che sono nella natura umana e che, come espressione di uno stimolo ad un continuo miglioramento, rappresentano sempre un elemento positivo – che il Lionismo italiano, nelle sue componenti maschile, femminile e giovanile, e con una consistenza numerica che lo classifica al primo posto in Europa, in circa 50 anni di vita ha compiuto progressi organizzativi, operativi e concettuali di enorme importanza, che lo pongono all’attenzione ed al rispetto dell’intera Associazione.

Lionismo Italiano nell’ottica Europea

Il Lionismo Italiano nella realtà Lionistica Europea Al Forum di Monaco di Baviera dell’84 ed al Pre Forum dell’86 ad Aarhus in Danimarca per due volte i Lions europei hanno respinto, a larga maggioranza, una proposta del MD. 104 Norvegia tendente a fare dei campi giovanili europei un luogo dove, tra le altre attività, i giovani potessero dibattere tra di loro i problemi della prevenzione delle tossicodipendenze. Al di là delle argomentazioni portate dai Lions italiani e tedeschi, sottolineando il rischio che si potrebbe correre a far dibattere da ragazzi di 15 anni problemi per i quali loro stessi hanno necessità di una preparazione che in modo corretto può venire solo dal rapporto educativo ed affettivo nella scuola e nella famiglia, il reiterare della proposta è significativo di un modo più riduttivo di accostarsi ad un problema di per sé non facile e con risvolti operativi tutt’altro che semplici. Il modo con il quale si è arrivati alla doppia decisione e le dichiarazioni dei Lions che sono intervenuti nel dibattito non hanno fatto altro che confermare un luogo che tutti noi conosciamo abbastanza comune per la nostra Associazione: il Lionismo, per il suo contenuto essenziale di servizio, non può che rappresentare l’opinione, il modus operandi, le esperienze disponibili, le tendenze innovatrici, il pensiero conservatore, tutte le tensioni tra di loro iterate della società che si identifica con quel Multidistretto o con quell’insieme di presenze lionistiche che a quell’area hanno riferimento.

La molteplicità degli atteggiamenti, all’interno di una grande area quale l’Europa, come le posizioni variamente divergenti e sfumate nel nostro stesso Multidistretto, sono una delle caratteristiche di fondo dell’Associazione. Caratteristica positiva: consente il fermento dell’analisi, il confronto delle idee, la individuazione di una soluzione con apporti mediati; ma anche negativo: paralizzante quando si vuole essere tiepidi, frustrante per le aspettative di coloro che sono dotati di una maggiore sensibilità, demotivante quando penalizza troppo a lungo le sinergie possibili e non colte. Sia per l’un verso che per l’altro, condizione comunque irrinunciabile, pena il trasformare l’Associazione dallo strumento meraviglioso che sa dare l’opportunità del servizio a tutte le sinergie e le disponibilità che volontariamente si esplicitano, ad una organizzazione la cui capacità operativa troverebbe il proprio cardine solo nei benefici che ciascun socio dovrebbe necessariamente ricevere, operando questi nell’ambito di un vincolo rigido, obbligatorio e preordinato, quasi un impegno da condurre a termine perchè si è in presenza di un corrispettivo da ricevere, già negoziato. Si evidenzia, quasi ce ne dimenticassimo, come la flessibilità operativa e decisionale, coniugata al rispetto degli scopi e del codice etico, costituiscano l’elemento unificante che consente a uomini di diversa preparazione e cultura di affrontare i problemi della propria comunità con l’identico rigore morale. Il Lionismo europeo non può sottrarsi a queste caratteristiche identificatrici e, contestualmente, neppure il Lionismo italiano. Esse costituiscono il denominatore comune di qualsiasi rapporto all’interno dell’Associazione e quindi anche del Lionismo italiano nella realtà lionistica europea.

Va tuttavia sottolineato, per evitare fraintendimenti, che flessibilità decisionale ed operativa non consentono a nessun osservatore di identificare il Lionismo in una scoordinata aggregazione di uomini e di Club, come, tanto meno, le decisioni che prima sono state ricordate in tema di prevenzione delle tossicodipendenze. Flessibilità decisionale ed operativa costituiscono invece l’interfaccia del più peculiare connotato di ogni Lion: disponibilità e capacità ad indagare ed a delineare i problemi della propria comunità nel tentativo di costruire modelli di soluzione mediante le attività di servizio. Il Lionismo italiano ha avuto il merito, nella seconda metà degli anni 70, di aver posto nella realtà lionistica europea queste problematiche, vero e proprio aggiornamento dinamico e coordinato di tante capacità, sia a livello dei singoli Lions che di ogni Club. Ha sostanzialmente posto il problema dell’opportunità delle sinergie da attivare. Ci si chiederà perchè lo si sia fatto. Semplicemente, per quel vivificante rapporto iterante socio – proprio bagaglio professionale e culturale – problemi della propria comunità; per essere stati quegli anni fecondi per il nostro Multidistretto di un fiorire di ricerche ed indagini sulle motivazioni più genuine del nostro essere Lion; per aver portato la materia all’attenzione dei Lions europei con due memorie ai Forum di Vienna 79 e di Lugano dell’82. Ancor più, per aver sperimentato, con discreto successo, azioni di servizio che hanno coinvolto più Clubs dello stesso Distretto, più Distretti del Multidistretto, l’intero Multidistretto. Per aver costruito strutture ad hoc per specifiche attività di corale coinvolgimento di Club: dall’AIDD., l’Associazione Italiana contro la diffusione della droga fondata nel 1977, alla biblioteca per il libro parlato, al servizio dei cani guida per i ciechi, ai centri studi, alle fondazioni per finanziare la ricerca, ai servizi di emoteca e di tipizzazione del sangue. Per aver affermata la legittima possibilità della professione di un impegno politico, rivendicandolo quale nostro preciso obbligo nell’azione per migliorare la nostra comunità, testimoniandolo nell’occasione della prima elezione del Parlamento Europeo e confermandolo come nostro dovere di cittadini – quindi lecito e legittimo nello spirito della polis che il nostro statuto richiama – in occasione della partecipazione del Presidente Internazionale Lynam al Forum europeo di Torremolinos del ‘78 e della visita al nostro Multidistretto nel maggio del ‘79. Per aver intuito la necessità di avviare un processo di indagine sociale che consentisse di esercitare l’attività di servizio in coerenza con le profonde trasformazioni che interessavano ed interessano la società e che riducono sempre più l’area del soddisfacimento delle necessità primarie. Si è trattato e si tratta tutt’ora, perchè il processo non è per nulla esaurito ma nel pieno della sua evoluzione, di contributi rilevanti che hanno modellato una nuova frontiera del Lionismo; quella dell’azione per una società evoluta, post industriale se vogliamo, ma sempre travagliata da nuovi bisogni e da nuovi problemi. Sono contributi che i Lions europei in generale, con l’eccezione dei francesi – più adusi per preparazione culturale all’analisi sociale – e dei tedeschi, impegnati in una ampia ricerca sui problemi dell’ambiente e sulle metodologie operative a livello europeo, hanno in un primo tempo accolto con interesse, ascrivendoli però ad una visione concettualmente ampia ed impegnata, definita filosofica, restando tuttavia fedeli ad una valutazione pragmatica dei bisogni della comunità, valutazione che nella sostanza era ed è riduttiva e volta a problemi che sono marginali nel contesto sociale contemporaneo. La prima parte degli anni 80 ha potuto registrare, grazie al succedersi di nuovi contributi per certi versi sempre originali, una maggiore convergenza sul modello che il Lionismo italiano aveva rappresentato e proposto. Abbiamo assistito ed assistiamo ad un più accentuato desiderio di analisi motivazionale nei paesi del nord dell’Europa e, per converso, ad una maggiore partecipazione di Clubs italiani ad azioni di servizio congiunte ed improntate, per i bisogni dei destinatari: paesi africani e del sub-continente indiano, a contenuti di operatività immediata. Il processo di analisi e di valutazione è oggi un patrimonio abbastanza comune a tutto il Lionismo europeo. Molto si deve all’aver ampliato l’orizzonte dei temi generali che sono trattati nelle Commissioni permanenti europee, alla capacità degli uomini chiamati di volta in volta ad esserne relatori ed alle scelte di felice attualità, come è avvenuto per il Forum di Venezia dell’83. Sono considerazioni generali che hanno reso quasi spontaneo e naturale, ad esempio, a Lugano nell’82 il decidere un’azione comune permanente europea contro le tossicodipendenze. Si è così affiancato agli altri Organismi europei già operanti: il Comitato Euro-Africano, il Comitato Lions per l’Europa, l’EFB., il Bollettino del Forum europeo, l’EFADACO, la Segreteria permanente europea che ha sede presso l’AIDD. a Milano. La consapevolezza di un patrimonio d’azione comune ha consentito di poter riproporre con maggiore conoscenza ed esperienza alcuni problemi di relazione all’interno dell’Associazione: la presenza dei Lions europei in seno al Board, le modalità di votazione alla Convention, l’effettiva internazionalità del Lionismo. Esaurito il tentativo del Forum di Monaco dell’84 per un Eurolionismo che si connotava quasi esclusivamente per aspetti di regolazioni finanziarie tra Oak Brook e l’Europa, il problema dei rappresentanti europei nel Board ha avuto soluzione con l’attribuzione del quarto posto di Direttore Internazionale. Qualche passo avanti, ma anche qualche ritorno all’indietro, è stato compiuto nella direzione dell’effettiva internazionalità dell’Associazione: molti più europei sono stati impegnati nelle varie sedi internazionali e molta più attenzione viene data alle esperienze dei Lions del Vecchio continente, anche se la sprovincializzazione dagli Usa è ancora tutta da compiere. E’ tutt’ora aperto, allo stadio del rigetto immotivato di ogni proposta, il problema della espressione di voto alla Convention. Al Forum di Vienna del ‘79, un primo progetto presentato dai MD. 108 Italia e 114 Austria aveva dato il via ad una riflessione che è andata a mano a mano arricchendosi di contributi interessanti, quale è quello di recente predisposto dal PDI. G. Taranto. E’ certo che il problema non potrà più essere eluso per ancora molto tempo, pena, la stessa rappresentatività della massima assemblea dell’Associazione: per tutti dovrebbe far riflettere il fatto che alla 69^ edizione a New Orleans il problema dell’allargamento dei Clubs alle donne è stato oggetto della espressione di voto di 5972 delegati su 55000 che i Clubs nell’intera Associazione possono statutariamente designare. Lionismo europeo e Lionismo italiano percorrono dunque strade che si intersecano, che sono comuni, che in alcuni casi sono piste che avanzano verso territori non ancora esplorati. Sono le linee guida di un comportamento che fa si che il singolo Lion ed il singolo Club non possano mai ritenersi paghi di un risultato acquisito. L’evoluzione permanente che è insita nel Lionismo assume sempre più le caratteristiche di una sfida che ciascuno e tutti dobbiamo avere l’emozione di raccogliere. Il Lionismo italiano ha testimoniato nella realtà europea di averla raccolta e di aver organizzato una risposta. Auguriamoci che per l’immediato futuro la corrispondenza sia almeno pari a quella del recente passato. Sin qui quello che avevo avuto modo di osservare nel 1986; da allora acqua sotto i ponti ne è passata molta. Quattordici anni hanno segnato profondamente l’Associazione: la decisone di Taipei del 1987 con la possibilità di avere soci donna, l’estensione del Lionismo nei paesi dell’Est europeo con il primo Club a Budapest nel novembre del 1988 ed il lancio ed il successo del programma SIGHT FIRST. Sul piano istituzionale la presidenza di Pino Grimaldi ha segnato lo spartiacque del passaggio della maggioranza dei componenti del Consiglio di amministrazione internazionale dai Lions nordamericani a quelli provenienti da tutti gli altri paesi, l’attribuzione all’Europa di un quinto Direttore Internazionale, il grandioso potenziamento della Fondazione, divenuta in questi ultimi anni uno strumento finanziario decisivo per attività di servizio di notevole dimensione ed impegno ed il rafforzamento delle possibilità d’azione che il Lionismo può coltivare nelle sedi internazionali: ONU, UNESCO, UNICEF, FAO, OMS, CONSIGLIO D’EUROPA. Sul piano associativo è cresciuta l’attenzione alla formazione ed alla presa di coscienza che l’empito di servizio va coniugato con un minimo di metodo se si vuole essere più efficaci nell’azione. In Europa è cresciuto il ruolo del Forum, luogo ed occasione per migliorare la propria esperienza lionistica e per dare risposte europee a problemi della società europea: l’attenzione per la cultura, la ricostruzione di scuole in Bosnia con la dichiarazione di Berlino del 1994, la collaborazione euro-africana, il coinvolgimento sempre più pieno dei Lions dei paesi dell’Est, l’analisi dei problemi della società europea con il tema generale del Forum. Il Forum, sensibile all’evoluzione dei problemi della società del vecchio continente, ha deciso a Budapest nel 1998 di avviare un processo di aggiornamento strutturale che va nella direzione di una maggiore interattività.

E il Lionismo italiano? Ha di certo continuato ad organizzare la risposta di cui si è fatto cenno nel 1986. E’ cresciuta la capacità di servizio ad ogni livello: Club, Distretto e Multidistretto. Quest’ultimo ha ricevuto una profonda trasformazione strutturale con la crescita dei Distretti dai 7 del 1986 ai 17 odierni. Il tema di studio ed il service nazionale continuano a rappresentare gli strumenti per far crescere la responsabilità di una presenza ancora più significativa nei confronti dei problemi a carattere nazionale. Non mancano le tendenze centrifughe, un po’ attenuatesi da ultimo; è ricco il dibattito sulle riforme statutarie anche se l’infelice esito del Congresso di Lecce deve far riflettere ciascuno di noi. Il Lionismo italiano continua ad esercitare un ruolo di frontiera; l’augurio per tutti noi è che si prosegua nell’impegno con correttezza negli atteggiamenti, seppure nella dialettica delle idee.